IL PICCOLO PRINCIPE

Insomma c’è un principe che ha come caratteristica principale quella di essere piccolo. E biondo. Più precisamente coi capelli color del grano. Va precisato perché il colore del grano è il guadagno della volpe:
“L’unico guadagno che ci ho. Buttalo via”.
Prima del piccolo principe c’è un aviatore tanto bravo che precipita subito nel deserto del Sahara. E’ un aviatore molto fortunato. Come gli UFO. Che atterrano sempre in mezzo al nulla più sterminato: in Arizona, nel Kalahari, mai che precipitino davanti al duomo di Milano, in piazza San Pietro, che, se si schiva l’obelisco centrale, è pure accogliente e ampia per un’eventuale astronave, piena di punti di ristoro attorno per turisti dove mangiare un gelato, bersi una cosetta, farse du’ spaghi, a prezzi non modici magari ma, una volta che vieni sulla Terra non starai mica lì a guardare i 2 euro.
L’aviatore molto fortunato incontra il piccolo principe nel deserto un po’ meno deserto del solito del Sahara. Il piccolo principe gli chiede di disegnargli una pecora.
Ora, a voler scrivere un racconto per ragazzi e fanciulli, non è che si parta benissimo con una pecora. Perché, se l’occhio un poco ingenuo del fanciullo può non pensare niente, l’occhio del genitore del fanciullo non pensa proprio subito all’ovino.
“Fammi un po’ leggere questo racconto. Poi te lo do” –
“Ma è per i piccoli. Me l’ha regalato nonno” –
“Ecco. Proprio perché te l’ha regalato nonno. Fammi controllare un attimo” –
Riconsegnato il volume al fanciullo, egli qualcosa comincia a sospettare: “oh, se babbo lo controlla vorrà dire che pensa che ci sarà qualche scena di sesso”, così vuole proprio andare fino in fondo.
Comunque non solo il genitore del fanciullo, anche l’aviatore lì per lì associa:
“Una pecora, caro? Mi sembri piccolo. Va’, che io già son precipitato in mezzo al deserto come un UFO, non mi far pensare anche a pecore varie…”
Il piccolo principe pensa che il deserto un po’ meno deserto del Sahara sia popolato di gente un po’ fissata:
“Oh, tutti a rimanere sconcertati da ‘sta pecora. Va beh. Allora niente pecore, per carità…un triceratopo?”.
Il piccolo principe, qual gatto aggrappato ai maroni dell’aviatore, non smette di parlare un secondo, tipo le opinioniste di Uomini e Donne, mentre l’aviatore, sempre più fortunato, cerca di aggiustare l’aereo schiantatosi poco prima del fortunato incontro.
Il piccolo principe racconta che viene da un asteroide di cui, appunto, è principe, abitato da lui, tre vulcani e una rosa amica sua, un po’ tignosa inizialmente come rosa, ma adesso no: si amano e si curano.
“Bello. Tu, tre vulcani e una rosa. Ci si diverte come al Cocoricò in quell’asteroide, eh?” –
“Non capisci. La mia rosa è unica al mondo e…” – Bla, bla, bla.
Due ore e mezza di discorso pesantissimo, ammantato di cosmico e universale, sulla storia della rosa diversa da tutti gli altri milioni di rose.
“Ascolta, caro” – interviene l’aviatore – “all’inizio la rosa sembra sempre unica, bella, brava a letto, simpatica, interessante. Aspetta un qualche annetto e poi mi dici se non pensi di buttarti su una qualche viola”.
Il piccolo principe non capisce.
“Sull’asteroide non ci sono viole. Solo vulcani” –
“Vedrai che ti fai andar bene anche un vulcano”.
Al piccolo principe l’aviatore ricordava vagamente, non si sa come, suo nonno.
“Comunque” – riprende il piccolo principe mentre l’aviatore vorrebbe impiccarsi – “il mio asteroide si chiama B612. Mi serviva la pecora per mangiare gli arbusti che sennò crescono attorno alla rosa e su tutto il pianeta e….” – Bla, bla, bla. Ancora sei ore e mezza di racconto.
L’aviatore prega il Signore di prenderlo con sé. E’ ora.
“Per favore, Iddio, se devi farmi sopravvivere per farmi sentire la storia di un finto principe -perché, grazie al cavolo, c’è solo lui in quel pianeta, anch’io ero Emanuele Filiberto se ero l’unico abitante dell’Italia insieme al Vesuvio, all’Etna, a Stromboli e a un crisantemo- che abita in un asteroide che si chiama come una vitamina, che ha bisogno di pecore per la rosa, che non ho capito se è una metafora profonda o se mi sta prendendo per il culo e, sinceramente, propendo per la seconda, che girando ha trovato gente strana: un re acido; un ossessivo-compulsivo che accende e spegne lampioni tutto convinto; uno che crede che le stelle siano sue, roba già vista peraltro con Totò che vendeva la fontana di Trevi; uno ubriaco come neanche il cantante dei Pogues nelle sue migliori serate e un vanitoso che avrà fatto voto di umiltà dopo aver conosciuto ‘sto qua; se dev’essere così, voglio morire qua, nel deserto, pensando alla Rosa e alla pecora”.
“Cosa fai? Non mi ascolti?” – incalza il piccolo principe.
“Signore. ti prego, non bevo più caffè per sempre, semprissimo, giuro, ma fa’ venire una tempesta di sabbia. Disperdici nel nulla. Allontanaci con una folata di forte vento” –
“Finché, giunto sulla Terra, non ho incontrato un serpente” – continua il piccolo principe.
“Cobra?” – silenzio.
“Non so. Forse sì” –
“Il cobra non è un serpente. E’ un pensiero frequente che diventa indecente. Quando vedo te. Quando vedo te. Quando vedo te” – profondissimo silenzio. L’aviatore implora piagnucolando:
“Ecco, vedi Signore? Faccio anche battute da Premiata Ditta, cospargici di intemperie. Dacci fuoco in una rara fatalità di autocombustione” .
“Dopo il serpente non so se cobra, ho incontrato un fiore” –
“Una rosa blu?” – silenzio.
“No. Perché?” –
“No perché…una rosa blu non va più via” – subito, ripiagnucolando: “Ok, Signore la pianto con le battute, ma Tu fa’ venire il terremoto del millennio, facci investire da una carovana di cammelli infoiati, pungici con uno scorpione rarissimo la cui puntura rende provvidenzialmente muti” –
“E alla fine ho incontrato una volpe” – sentenzia con solennità il piccolo principe.
“E l’uva?” – silenzio.
“Senza uva. Perché?” –
“No, niente…Signore, va bene anche un’onda anomalissima, essendo nel deserto…” – borbotta l’aviatore.
Bla, bla, bla. E via altre sette ore e tre quarti di racconto del principe e della volpe.
“BASTA, BASTA!!!” – impazzisce l’aviatore. Il piccolo principe si ammutolisce.
“Porca puttana, ma neanche in un film di Woody Allen viene sviscerato un rapporto personale così nei dettagli! Che poi una donna si può anche sopportarla anche se ogni tanto ti scioglie nell’acido la pazienza: “e non vieni mai alla stessa ora, ci vogliono i riti, mi preparavo il cuore, addomesticami, mi sento confusa, non mi voglio sentire legata, esco da una storia di sei anni con un giglio, e se poi scopiamo e non ci troviamo non voglio rovinare tutto, meglio se ci amiamo ognuno con i propri spazi… MA UNA VOLPE NO! Mandala a quel paese, perdio! Mandala in Inghilterra che è pieno di volpi adesso che si caccia meno, cambia volpe, passa al visone, ma falla finita!” –
Il piccolo principe rimane in silenzio.
“Non sei tanto sensibile. Di fronte a una che ci guadagna solo il colore del grano mentre oggi c’è gente che se non garantisci auto, telefonino, 1800 € al mese e tredicesima non si muove neanche…” –
“Ho capito. E’ una brava volpe. Candidiamola alla presidenza del Consiglio, allora. Cosa vuoi che ti dica?” –
“Tu non capisci. Non vedi. Eppure…forse anche tu…ricordati che l’essenziale è invisibile agli occhi” –
“Sì, lo sanno tutti. Questa frase è dappertutto: sui segnalibri, sulle tazze da tè, a casa di una con cui sono stato era anche dipinta in salotto…” –
“La prima a dirla è stata la mia volpe” –
“Va beh…tutti che vogliono il primato degli aforismi, invece è roba già sentita…dai, come quando attribuiscono a Shakespeare “daje de tacco, daje de punta quanto è bòna la sora Assunta”, dai, non mi far dire…”-
“L’ha detta lei e nessun altro prima di lei!” – si impunta il piccolo principe.
“Va beh, il mio cane Lucky prima che mi schiantassi quaggiù mi aveva detto che il silenzio è d’oro, quindi per oggi si fa come dice il cane Lucky e domani facciamo che l’essenziale non si vede come dice la volpe, ok?” –
“Non si vede bene che col cuore…” –
“E avanti…”.
Per quella sera fecero come aveva detto il cane Lucky.
L’aviatore tirò così un sospiro di sollievo e, già che c’era, si fece una canna. “Porto sempre un po’ di fumo con me. Per casi come questo”.
Entrambi si addormentarono, esausti.
Quando si svegliarono, si accorsero che le scorte d’acqua erano finite e l’aviatore non era ancora riuscito a riparare il guasto all’aeroplano.
“Per forza! Se invece di parlarmi di volpi, cazzi e mazzi mi lasciavi lavorare concentrato, magari…” – si arrabbia l’aviatore.
“Mamma che pigna che sei!” – si arrabbia a quel punto anche il piccolo principe – “andiamo a cercare acqua, la troveremo cavolo!” –
“Non siamo a Riccione, siamo nel deserto del Sahara, non è così scontato. Sennò ci sarebbero ruscelletti, cascatine, montagne verdi e le corse di una bambina” –
“Ricorda che l’essenziale….” –
“Sì, sì, sarà anche invisibile. Ma bevila tu l’acqua invisibile e vediamo se ti passa la sete” –
“Pigna” –
“Stupido” –
“Pigna” –
“Stupido” –
“Pigna” –
“Stupido” –
“Suora tua” –
“No, tua” –
“Tua” –
“Tua” .
Improvvisamente, davanti ai loro occhi: un pozzo!
“Ma vieni!!!!”. L’aviatore, al colmo della gioia, abbraccia l’unico che c’è anche se è il piccolo principe: “facciamo il trenino! Facciamo il trenino! A E I O U Y. Brigitte Bardot Bardot!”.
Il piccolo principe si sciocca e si scoccia.
“Va beh. basta. Vado a casa” – silenzio.
“Ah…sì?” –
“Sì.”
“E come faresti che siamo in mezzo al deserto con l’aereo rotto?” – chiede l’aviatore.
“Non ti preoccupare. Mi arrangio.”
Giunge il serpente dell’inizio.
“Non sei un cobra!” – esclama l’aviatore.
“No, infatti. Perché? Problemi?” – risponde il serpente non cobra.
“No. Perché sennò saresti un pensiero frequente, che diventa…va beh, non importa, una roba di prima”.
“Mi raccomando, non ti dispiacere neanche un po’ che me ne vado, per carità…” – chiede il piccolo principe facendo ora anche un po’ di tenerezza all’aviatore, la stessa che ti fanno i parenti che se ne vanno dopo che però sono stati a casa tua una settimana occupandoti il bagno proprio quando serviva.
“No, beh…alla fine un po’ mi dispiace” – mente l’aviatore, quasi con le lacrime agli occhi, posseduto improvvisamente da Marlon Brando.
“Meno male. Pensavo fossi un arido” –
“Io? Arido? Ma no…a che ora ce l’hai la coincidenza per la vitamina B12?” –
“Ecco” – si deluse il piccolo principe.
“Ma no…lo dico per te…la rosa magari è là che aspetta la pecora e…” –
“Ah! Allora mi hai ascoltato!” –
(“Avevo scelta?” pensa l’aviatore).
“Addio” – si avvia alla conclusione l’aviatore.
“Addio” – risponde il piccolo principe titubante – “ricorda che l’essenziale…” –
“Sì, sì, non lascia tracce, non si vede proprio, a meno che non usi il cuore e allora…insomma ho capito…ciao, eh?”.
E così il piccolo principe tornò dalla sua rosa; l’aviatore divenne muto per la puntura di uno scorpione rarissimo che rende provvidenzialmente muti, che era arrivato in ritardo e sbagliando persona; la volpe aspettò il piccolo principe, smadonnando perché i riti ormai non li rispetta nessuno e il serpente finì il fumo dell’aviatore concludendo che lui, nel Sahara, un tramonto così non l’aveva visto mai.
E vissero tutti come tutti si vive: ogni tanto contenti e ogni tanto no.

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Recito a teatro, scrivo sul sofà.
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