LA MASCHERA DI FERRO

Rimbalzo facendo zapping, su un film che ho visto e rivisto molte volte: “La maschera di ferro”. Non so perché, è come “Vento di passioni”: quando lo ridanno in tv è sicuro che io quella sera sarò sul sofà. Non che mi dispiaccia, beninteso, Brad Pitt mezzo nudo che cavalca cavalli, lotta con orsi, scopa da dio e fa l’uomo selvaggio che non si lava.
Decido comunque di rivederlo per assecondare queste sottili trame karmiche che mi associano a D’Artagnan e altra gente con spade, mustacchi e calzamaglie imbarazzanti che però all’epoca spaccavano.
Dunque, c’è un re piuttosto celebre: Louis XIV, che assomiglia in maniera impressionante a Leonardo Di Caprio.
Luigi è un re che incarna in sé tutte le caratteristiche peggiori dell’uomo. Ma proprio tutte, cioè non fa neanche mezza buona azione.
Non gliene frega niente del popolo: “non hanno pane? Non l’avranno neanche nel 2015, che si rassegnino e mangino i muffin”; tratta la regina sua madre come quelli che maltrattano gli anziani negli ospizi; si scopa tante donne non amandone nessuna, le usa e le getta tipo i Kleenex all”aloe; rompe i maroni ai potatori della reggia di Versailles: “ma…vi pare il modo di tagliare il glicine? VI PARE IL MODO? Il glicine va tagliato a formare simmetrie con l’edera”, scheccando terribilmente e guadagnandosi, tra risatine generali dei potatori, il soprannome di “signorina Luigina”; manda a morire in guerra il fidanzato di una donna che vuole tantissimo conquistare e se la chiava senza rimorso; tratta la servitù come i personal shopper in Real Time trattano la gente che si veste male e non mette neanche il caffè nel latte per fare un dispetto al latte che col caffè è la morte sua.
Insomma Luigi è cattivo, cattivissimo.
Ora, siccome i Gesuiti, che davano una mano al popolo, gli mettono giustamente i bastoni tra le ruote, Luigi, per scovare il capo dei Gesuiti, convoca un ex-moschettiere, Aramis, che si è dato alla vita ecclesiastica – “Andate tutti in mona, io mi ritiro”.
Aramis accetta la sfida e chiama gli altri suoi amici moschettieri per dargli una mano. I tre moschettieri più D’Artagnan si ritrovano in cerchio:
“Uno per tutti?” –
“Tutti” – dice subito D’Artagnan.
Silenzio.
“Va beh, D’Artagnan, non è un calcolo matematico, sarebbe un motto. Uno per tutti?” –
“Tutti per uno.” –
Silenzio. D’Artagnan riprende:
“Sì va beh, però farebbe TUTTI. Se vogliamo dire tutti per uno, come i pappagalli, diciamo tutti per uno, ma ad essere precisi…”.
Tramortiscono D’Artagnan un attimo perché sanno che poi va avanti mezz’ora e nel mentre Aramis rivela:
“oh ragazzi, non ci crederete! Il capo dei Gesuiti sono io!” –
“Ma va’ in mona…” –
“Non posso, sono un frate adesso” –
D’Artagnan si riprende:
“Ma si intendeva andare in mona in senso figurato perché semanticamente…” –
“BASTA D’ARTAGNAN!”
D’Artagnan scuote il capo e decide che non meritano il suo sapere.
Dopo lunghe riflessioni sul fatto che Luigi è un re francamente stronzo, Aramis lancia un’ideona: sostituirlo con il fratello gemello.
D’Artagnan è dubbioso.
“Ma gemello omozigote o eterozigote? Perché…ok, ok”.
Bisogna infatti sapere che la regina madre aveva avuto due gemelli omozigoti: Luigi, diventato XIV, e Filippo. Siccome però Luigi è lo stronzo che sappiamo, aveva fatto rinchiudere Filippo non si sa come in una prigione, obbligandolo a portare una maschera di ferro assurda che per carità preservava dalle rughe di espressione perché era impossibile muovere qualsiasi muscolo del viso ma, se uno non ha intenzione di diventare Lilli Gruber da grande, è fastidiosetta da portare.
“Dai, cazzo che storia! Liberiamolo!”- dice Porthos.
“Sì, anche perché era mio figlio quello che il re bastardo ha mandato a morire chiavandosi la sua fidanzata!” – dice Athos.
“Io vorrei…ma… non vi posso aiutare, dai, faccio parte della guardia del re. E’ conflitto d’interessi. E poi chi vi dice che Filippo non sia peggio di Luigi?” – dice D’Artagnan.
“Beh…peggio di Luigi solo Stalin, ma poi io lo conosco Filippo, è così buono che a volte sconfina nella coglionaggine” – chiarisce Aramis.
Filippo, dopo una vita passata in prigionia, viene così liberato senza l’aiuto di D’Artagnan e viene sostituito a Luigi durante una festa in maschera.
Se Luigi incarnava in sé tutte le caratteristiche peggiori dell’uomo, Filippo è l’esatto contrario: incarna in sé tutte le migliori caratteristiche dell’uomo.
Filippo ha una parola buona per tutti; aiuta le vecchiette a passare la strada; osserva D’Artagnan e gli chiede con fare bonario: “tagliato i baffi stamattina? Guarda, ti stan proprio bene!” ; si commuove ascoltando i minuetti a corte; pensa che un sogno così non ritorni mai più; non si tromba nessuna fanciulla approfittando del fatto che è il re perché “il bacio è l’apostrofo rosa tra le parole t’amo e mi piacerebbe fare con te quello che la primavera fa con i ciliegi”; i potatori potano un albero creando la figura di Ozzy Osbourne e lui non si incazza; insomma Filippo è buono, buono quanto l’altro era cattivo, cattivo.
Ora, questa netta distinzione tra bene e male, separati così in due persone distinte senza sfumature di sorta, all’inizio affascina, ma dopo un po’ dà quasi fastidio.
Esemplifico.
Quando, per una serie di casini, si scopre lo scambio e i due fratelli si trovano faccia a faccia, i moschettieri stanno per menare giustamente Luigi MA Filippo interviene: “ma no, poverino, in fondo è sempre mio fratello”. Ma come poverino? Va ben tutto, ma quello ti ha imprigionato per una vita mentre lui si divertiva a potare glicini, faceva festini tutto imparruccato, ballava balli di gruppo, faceva le orge con le damigelle davanti e dietro tutti quanti, si strafogava di profiteroles mentre tu eri a pane, acqua e desiderio. Poverino? Va beh ma non esiste. Ma una sana ginocchiata sui coglioni ti verrà voglia di dargliela? Un pensiero di ghigliottina, che all’epoca andava forte, ti sfiorerà anche solo per un attimo? Un secondo di “beh, adesso che le cose stan così questa mascherina di ferro dove gliela vogliamo infilare?” ti attraverserà il cerebro? Niente. Gandhi del Seicento.
“Ve l’avevo detto. E’ tanto buono che sconfina nella coglionaggine” – ribadisce Aramis.
Succede di tutto.
Alla fine: Filippo rimane il re e l’altro viene imprigionato “ma attenti a non fargli troppo male, che si trovi bene etc. etc. “ -“Sì, sire, ci penso io… muahahah!” – dice Athos; D’Artagnan muore ma scopre che Filippo e Luigi erano figli suoi perché all’epoca si ingroppava bellamente la regina madre “ e dirmelo prima pareva brutto?”
La conclusione è che il motivo per cui il re che è passato alla storia come il Re Sole viene descritto dagli storici dell’epoca come un dissociato “prima era in un modo e poi è diventato tutto il contrario. Non capiamo un cazzo. Ci penserà Freud tra un po’ di tempo”, è questa vicenda qua del fratello gemello.
E vissero tutti felici e contenti.
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Informazioni su cristinachinaglia

Recito a teatro, scrivo sul sofà.
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2 risposte a LA MASCHERA DI FERRO

  1. enrico vit ha detto:

    Ostregheta, belo ciò! Ma ti se sicura che no gh’è el visconte dimezato?

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