LA CORRISPONDENZA

Donne, detentrici dei cromosomi XX, che lasciano presagire abbondanza di incognite, vi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di non corrispondere l’amore di un ragazzo che invece si struggeva per voi.
Vi sarà capitato di certo perché l’amore è un mistero per esploratori, incoscienti, impavidi e uomini di molta fede. Perché se ci si innamorasse di tutti quelli gradevoli alla vista, al tatto o al cervello, di tutti quelli che ci lusingano carezzando il nostro ego, mendicante di attenzioni, di tutti quelli con cui siamo andati al ristorante e al cinema passando una serata quasi più piacevole che se avessimo visto tre episodi di House of Cards di fila, non si profilerebbe mai lo scenario seguente.
Si esce con un ragazzo e tutto va molto, molto bene. Si esce ancora con questo ragazzo e tutto va ancora molto, molto bene. Vi ruba un bacio tra il serio, il faceto, una finta sbronza e un sottile imbarazzo. Non vi innamorate. Però questo ragazzo vi piace. Magari, con il consumarsi di un lauto banchetto di tempo, diventate amici. Ed è bello condividere momenti, risate, impressioni, battendogli un cinque interiore, abbracciandolo con affetto, dandogli una pacca sulla spalla piena di buone intenzioni.
Però non vi immaginereste mai nuda tra le sue braccia, l’intimità con lui vi sembrerebbe la profanazione della piramide di Micerino, parlando col corpo il corpo fa orecchi da mercante e parlando col cuore trovate sempre la segreteria e non vi richiama.
Ma egli, a un certo punto, tra le mille chiacchiere, i film al cinema, le confessioni e il sushi, si dichiara innamorato di voi. Capite che si dichiarerà dal momento in cui rimane in terza con la macchina per più di un chilometro. Non ha intenzione di cambiare marcia. Vuole metterci il doppio per rientrare a casa perché così ha più tempo per trovare il coraggio di dire quello che non gli sembra di poter dire. Perché, effettivamente, dopo il bacio tra il serio e il faceto, non gli sembrava che ne voleste un altro più serio che faceto. Glielo dico o non glielo dico, glielo dico o non glielo dico? “Guarda che la macchina sta andando su di giri…forse dovresti mettere in quarta. Anche perché dietro di noi c’è la fila tipo parcheggio dell’Esselunga”. Lo dice.
Intuisce, dal vostro sguardo che sembra quello di un cane a cui misurano la temperatura, e dal silenzio denso, che era meglio mettere in quarta e smaltire la fila. Dopo l’intuizione però vuole sapere perché non lo amate anche voi. Come se esistesse per davvero una risposta a questa domanda.  “Se io ce l’avessi terrei conferenze dappertutto, avrei scritto un libro famoso quanto “Cent’anni di solitudine”, sarei una guida spirituale e la gente verrebbe a colloquio da me per 100 euro a botta portandosi a casa l’incenso e la maglietta con la scritta “Fate l’amore non giocate a Candy Crush”.
Come si fa a rispondere alla domanda senza avere la minima idea della risposta e soprattutto senza ferire i sentimenti altrui?
C’è un perché anche se non c’è davvero un perché.
Dovrei dire che è stata quella volta in cui siamo andati al cinema a vedere un film di tre ore e non mi hai mollato la mano, MAI, neanche mezzo secondo? La mia mano era sudata come se fossimo in un hammam, ho desiderato di avere i pop-corn liofilizzati perché non riuscivo a mangiarli, non sentivo più l’arto e forse mi faranno il tunnel carpale a causa tua e appena l’ho tolta un dieci secondi, fingendo di spaventarmi approfittando di una sanguinosa sparatoria, tu mi hai guardato con l’espressione di un Labrador abbandonato in autostrada.
Dovrei dirti che quando mi hai mostrato orgoglioso il biglietto del cinema strappato del nostro primo film che hai tenuto pensando che fosse una cosa romantica, io ho sorriso in silenzio e in verità ho pensato: “Cristo santo ma questa è una cosa che non facevo neanche a 15 anni col mio primo fidanzatino. Come posso immaginarti padre dei miei figli, che mi salvi da un rapinatore, che fai mezzo mutuo con me, che guidi l’auto fino a notte fonda perché io sono stanca e dobbiamo tornare da chissà dove, che porti l’acqua quando andiamo a fare la spesa”?
Dovrei dirti che il tuo modo di baciare non era particolarmente piacevole, che puzzi di fumo perché fumi troppo, che c’è un po’ troppa saliva?
Dovrei dire che è stato quando non ti sei preoccupato affatto, o quella volta che ti sei preoccupato troppo, o quella volta che aspetti sempre che sia io a chiamare perché “sai non vorrei disturbare”, o quella volta che l’ultima volta che ero entrata in whatsapp non corrispondeva alla tua e per non sapere te lo sei disinstallato tu?
Vuoi che ti dica la verità invece di dire quella cazzata di “non è scoccata la scintilla”, neanche tu fossi l’accendisigari e io un toscano, e ti faccia un elenco dettagliato degli insignificanti motivi per cui non poteva andare?
E’ tutto questo, centrifugato insieme in un frullato di ragione, e niente di tutto questo, in un frullato di sentimento. In salsa di stupore. Non lo so perché non ti amo. Ma so perché ti voglio bene.”
Da quando si pronunciano queste ultime parole vivrete in un altro pianeta. I cieli si oscureranno, gli iceberg non si scioglieranno più, la luna sembrerà color pistacchio, sparirà l’invidia del pene, rotoleranno delle pietre non si sa perché, forse in onore a Mick Jagger, i pesci voleranno e gli uccelli pure, come sempre.
Da donne con cui era bello, bello, bello tutto, e perfino la tristezza sembrava gaiezza, si diventa appestate.
Niente più parole, film, canzoni, niente più di niente.
Insomma tutta la danza tribale della condivisione, il girotondo delle esperienze insieme si riduceva al fatto che tu volevi trovare il modo per prima o poi chiavarmi.
La variabile è solo P. Ovvero la pazienza che sei disposto ad avere, in misura direttamente proporzionale alla forma del mio culo, per centrare il bersaglio.
E’ comprensibile la delusione da aspettativa disattesa. Da desiderio non sopito. Da amor ch’a nullo amato amar perdona una sega.
Però, se addormentiamo l’orgoglio, dovrebbe rimanere un legame che va oltre i nostri miseri piaceri, oltre un sentimento fuor di controllo e fuor di umana comprensione qual è l’amore.
Ma con gli uomini no. Perché per quanto tu possa risultare speciale, interessante, gentile, sportiva, brillante, geniale, amorevole, dolce, sempre pronta ad esserci, persino sostituzione del portiere nella squadra di calcetto se serve, copertura per i suoi tradimenti “oh, dico che sono con te”-“ok”, non possono prescindere dal fatto che tu possegga comunque una vagina.
“Scusa se te l’ho detto…credevo che anche tu…cioé non ero sicuro…però… Mi hai fatto sentire un coglione”-
“Scusa. Ma ti è andata già bene.
Io mi sono sentita un utero.
E ciò che ci sta intorno”.
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Informazioni su cristinachinaglia

Recito a teatro, scrivo sul sofà.
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4 risposte a LA CORRISPONDENZA

  1. davide ha detto:

    Scusa Chinaglia capisco la voglia di scrivere una cosa comico-grottesca e, ti giuro, ho sorriso mentre leggevo, perché sei brava, scrivi bene, ma trovo riduttivo pensare che uno si pensi innamoratoi solo per chiavarti. Sarà capitato anche a te di innamorarti e di pensare che una bella amicizia fosse solo un pessimo surrogato di quello che ogni cellula del tuo corpo chiedeva. Ecco, forse il fumatore incallito cercava proprio quel qualcosa in più che non sei riuscita a dargli perché tu non ti sei innamorata (tu generico). Tutto qua. At voj ben 😉

    • cristinachinaglia ha detto:

      E’ quello il problema: pensarsi innamorati. Uno si può pensare quello che vuole. Ma dal momento che non c’è “corrispondenza d’amorosi sensi”, ti innamori di un’idea di quello che potrebbe essere. Non di ciò che è. Ti fai praticamente un viaggio mentale ed emotivo. Ora, invece di perdersi nella irrealtà e perdere tutto, penso alla realtà, penso che nell’amicizia ci sia una marea di roba meravigliosa che per orgoglio o proiezioni fantastiche ci si può perdere. Ma è una mia idea.
      No, non mi è mai capitato di innamorarmi perdutamente non corrisposta, ci si innamora perdutamente se corrisposti, altrimenti ci si invaghisce, infatua, qualsiasi cosa molto bella che fa palpitare il cuore, ma non si ama perdutamente, perché non avviene l’unione. E, costoro, (coloro i quali mi interessavano) non li ho mai allontanati gettandoli ai pesci perché non mi amavano come avrei voluto. Voler bene non è un surrogato. Voler bene è un nobile sentimento. Nobile quanto l’amore. Diverso.
      Si crea un nuovo equilibrio, magari con un po’ di tempo. Ma il passaggio dalla più bella creatura del mondo alla stronza perché disattendi le MIE aspettative lo trovo immaturo.
      Certe cose si possono mettere da parte.
      P.S. Scrivi “Quello” (generico non è uno in particolare) “voleva qualcosa in più che non riuscivo a dargli”.
      Quello è interessato solo al suo sentimento. Dal momento che il suo sentimento non viene nutrito, non gli interessa nemmeno più come stai, che fai etc. Questo sì che è amore.

      • davide ha detto:

        Certo che non si ama se non si è in due, sono d’accordo. Non dico nemmeno che si getti via tutta l’amicizia che c’è perché non corrisposti, dico solo che, se una persona mi piace al punto che vorrei che diventasse qualcosa di più, è dura averla vicino “con paletti”, non so se mi spiego. Poi, col tempo, si metabolizza e, si può creare un rapporto di serena amicizia. Ma credo ci voglia un po’. Byez 😉

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