INFILTRAZIONI: THE DEPARTED di SCORSESE

Ieri sera ho visto per la quarta o quinta volta un abbastanza recente capolavoro di Scorsese: “The Departed”.
E’ una meraviglia di film perché ci sono più infiltrazioni lì che nei muri di una casa vecchia e lasciata andare.
Premetto che si comincia subito con un problema: io scambio da sempre Matt Damon e Leonardo Di Caprio. Li trovo simili. Cioè, poi li distinguo, ma devo fare un certo sforzo mentale, e mettermeli nello stesso film, per di più un film in cui ogni due secondi succedono cose e cambiano scenari, equivale a mettermi a fare un sudoku inconscio durante tutto il film. In più Matt e Leonardo qui si scopano tutti e due la stessa protagonista femminile, la psicologa dei poliziotti, che evidentemente ha il mio stesso problema. Li scambia. Poi rimane incinta e non sa di chi.
Comunque, a parte questo mio trascurabile problema personale, c’è Jack Nicholson che fa un boss spietato della criminalità organizzata. Lo fa un sacco bene. Come vengono a lui i pazzi, i pazzi sanguinari, i malvagi, a pochi altri al mondo.
Lui è proprio un boss alla Padrino: tratta le donne come troie ma fa loro bei regali; le donne poi sono effettivamente troie anche se cantano nel coro della chiesa; pippa coca quasi come un rampollo degli Agnelli; ascolta l’opera lirica; fa sesso con l’opera lirica in sottofondo; ammazza persone non senza aver prima spezzato loro il braccio che voglio dire ammazzale senza spezzare loro il braccio, cosa ti cambia?; va a prendersi una cosetta al bar tutto insanguinato e nessuno che gli domandi: “stai facendo i salami?”, “la tua donna non indossa Lines Seta Ultra?”, “stai ridipingendo casa e ti piacciono i colori forti?”, “o sgozzi per caso le persone che non ti pagano il pizzo? No, giusto per sapere perché mi goccioli sul pavimento”; ammazza gente anche se ha solo il dubbio che lo possano tradire ma non ammazza mai le persone che lo tradiscono davvero.
Praticamente:
Matt Damon è un poliziotto ma in verità è un infiltrato di Jack Nicholson, quindi gli passa le informazioni e gli salva costantemente il culo. Leonardo Di Caprio è uno sgherro di Jack Nicholson ma in verità è un infiltrato della polizia e di Alec Baldwin, che c’è sempre nei film americani quando bisogna fare i duri, quindi gli passa le informazioni e si salva il culo.
Jack Nicholson è un boss molto boss ma in verità è un infiltrato dell’FBI quindi gli passa le informazioni (ma quelle poco compromettenti) e si salva il culo.
Vera Farmiga è una psichiatra criminale ma in verità è una zoccola perché si fa infiltrare sia da Matt che da Leonardo e più che salvarsi il culo, lo adopera in altra maniera.
Alla fine tra dubbi, scoperte, rivelazioni, sparatorie lunghe come una puntata intera di CSI, partite di droga, figure di merda dell’FBI, gente cinese che contrabbanda roba senza sottotitoli e noi non si capisce una mazza, chiavate memorabili della psichiatra che indossa mutandine di pizzo coatte, buste da consegnare solo alla morte di Leonardo, prove schiaccianti, la psichiatra davanti e dietro tutti quanti… MUOIONO TUTTI e sopravvive l’attore più cesso di tutto il film, col parrucchino, che aveva fatto un ruolo del piffero che nessuno se lo inculava e che ammazza l’ultimo superstite che rientra a casa con quei sacchetti della spesa sfigati che usano gli americani.
Che ti domandi sempre perché non usino le buste come noi. Con quei sacchetti di carta non ci sta un tubo, ne puoi portare al massimo due e la bottiglia dell’olio è sempre a rischio.
Insomma, non sapremo mai di chi è figlio il figlio della psichiatra, non capiremo come Alec Baldwin possa recitare nello stesso film di un immenso Jack Nicholson senza sentirsi una mezza sega, penseremo che era un film violento, però bellissimo, con una colonna sonora da urlo e la prossima volta che lo daranno in tv lo riguarderemo.
Soprattutto se sull’altro canale fanno “Immaturi” e durante la pubblicità mettiamo là. Allora, dopo un dialogo tra Ricky Memphis e Raoul Bova, anche Alec Baldwin ci sembrerà un dio.

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Informazioni su cristinachinaglia

Recito a teatro, scrivo sul sofà.
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