TITANIC

Titanic è un bel film, anzi diciamo pure un kolossal, che parla della storia d’amore tra Giacomo e Rosa, oltreché, come suggerisce il titolo, di una nota nave inaffondabile che affonda eccome. Segno che a far gli spavaldi si va a finire molto spesso in mona. Nel caso di Giacomo si va a finire in mona prima che l’inaffondabile affondi anche in senso meno metaforico.
Rosa, che da vecchia potrebbe essere sul genere Margherita Hack ma che da giovane era una fregna da paura, viene rintracciata da esploratori di relitti che trovano un gioiello assurdo che neanche da Cartier e dei suoi ritratti nuda a 17 anni con sotto la scritta “ho 23 anni e sono la nipote di Mubarak”, che gli esploratori di relitti si attaccano subito in cabina tipo calendario di Playboy. Rosa, dopo aver staccato i ritratti e averli messi in borsa, racconta la sua storia.
Rosa, che da giovane assomigliava in maniera impressionante a Kate Winslet, è fidanzata con un totale imbecille di nome Caledonio, detto Cal.
Caledonio la tratta proprio male senza sapere che quello è il primo passo per essere fatalmente cornuti perché una figa così se la tratti male ci mette un attimo a trovarne un altro. Ma se Caledonio lo capisse non sarebbe il totale imbecille di cui si diceva prima.
Infatti lei ne trova subito un altro: Giacomo.
Una sera che Rosa proprio non ce la fa più del totale imbecille, si reca a poppa e medita di suicidarsi gettandosi in mare. A sapere prima che bastava aspettare qualche ora e non ci sarebbe stato neanche bisogno di saltare, ci si risparmiava del casino, ma grazie, se mio nonno aveva le ruote era un carretto.
Mentre Rosa sta per suicidarsi arriva prontamente Giacomo, che assomiglia in maniera impressionante a Leonardo Di Caprio. Lui la salva diventando il suo eroe e contrapponendosi in maniera evidente a Caledonio.
Anche se la nave è grande quanto un arrondissement di Parigi, Caledonio si trova a passare incredibilmente di là.
“Mi hai fatta seguire eh?” –
“No, passavo a poppa per caso. Odio navigare e mi hanno detto che a poppa è il posto più sicuro in caso di naufragio. Ma tanto la nave è inaffondabile”.
Comincia ad aleggiare un po’ di sfiga.
Comunque salva di qua e salva di là, Giacomo, che non è scemo, la tira forte buttandocisi sopra e quando arriva Caledonio non è propriamente facile da spiegare che cazzo ci facevi sopra la sua ragazza. Rosa tenta di spiegare balbettando: “Stavo guardando le eliche…sono un po’ scivolata”. Caledonio fa finta di crederle, si prepara mentalmente alle corna e per ringraziare Giacomo di averla salvata dal guardare le eliche e cadere lo invita a cena. Tanto è un pezzente, non farà altro che una figura di merda con tutti i nobili vari.
Giacomo invece farà una porca figura in smoking perché assomiglia in maniera impressionante a Leonardo Di Caprio mentre Caledonio sembra piuttosto uno col parrucchino. Tutte le donne nobili della nave inaffondabile hanno un palpito dentro ai corsetti e pensano in fondo che i ceti sociali sono una gran minchiata. Tutte vogliono sapere qualcosa della vita di Giacomo ma lui sta sul vago perché in fondo pensa che, a parte la bella Rosa, le altre sono tutte vecchie carampane imbalsamate.
La cena intanto si rivela la cosa più noiosa che Giacomo abbia fatto in tutta la sua vita e anche Rosa preferirebbe in quel momento una ceretta all’inguine piuttosto che star lì tra gente che ha somatizzato una scopa su per il didietro e Caledonio che è simpatico come la scopa in questione.
Così Giacomo e Rosa trasgrediscono alle regole sociali senza che Giacomo sappia nemmeno pronunciare la parola “trasgrediscono” e vanno a divertirsi. Giacomo, visto che sulle navi non c’erano ancora i cinema, le piscine termali, il teatro, le slot machines, vanno a un festone in terza classe con tanta birra, rutto libero e balli irlandesi che balli anche se non vuoi tipo notte della taranta. Lei si diverte come un maiale nel fango, pensa che anche se c’è un po’ zozzo in giro è bello, in fondo i panini più buoni sono quelli che non sai cosa c’è dentro, lui le insegna a sputare e lei si innamora.
Chi non si innamorerebbe di uno che ti insegna a sputare? Umberto Bossi sua moglie l’ha conquistata così.
Rosa adesso sputa meglio di un camallo del porto, che non è propriamente una cosa sensuale, ma tanto per Giacomo quello era più che altro un pretesto per distrarla e guardarle le tette.
E anche Giacomo lì si innamora.
Rosa però, in un afflato di convenienze sociali, non lo vuole più rivedere perché è promessa sposa peggio di Lucia Mondella.
Giacomo se ne va sconsolato.
Tutti e due si lasciano ma sanno che si incontreranno ancora perché il film doveva durare quasi quattro ore, son stati spesi 285 milioni di dollari per farlo e qui siamo solo all’aperitivo.
Giacomo pensa a Rosa e Rosa pensa a Giacomo. Fatalità vuole che le trame dell’amore li portino tutti e due a prua, tutti e due lontani dalla poppa del primo incontro, lei perché lì l’aveva conosciuto, lui perché gliene sarebbe bastata anche solo una.
A poppa in quel momento c’è un tramonto che neanche un quadro impressionista, ed è lì che dopo un “ti fidi di me?” che è rimasto nella storia, Giacomo solleva per i suoi meravigliosi fianchi Rosa, le si mette dietro, le apre le braccia tipo apertura alare del falco pellegrino e le fa prendere tanto vento quanto non ne ha mai preso, facendola sentire la regina del mondo. A quel punto parte in sottofondo una canzone che ha avuto il potere di trapanare i coglioni per anni a tutti; una canzone che ha imperversato nei karaoke di tutto il mondo cantata da fanciulle che più che Céline Dion ricordavano gatte stritolate per errore in una porta. Ma a Rose, dopo la gara di sputi, evidentemente il genere “borazzo” piace. Pensa che queste sono obiettivamente cose che ti segnano, che fanno finire in bellezza una giornata di merda e lui, per la seconda volta, diventa il suo eroe, altroché Caledonio.
A quel punto, con Giacomo di dietro che si giustifica: “Ti giuro che son le chiavi grandi della cabina”, Rosa, avverte improvvisamente che questo ragazzo ha grandi potenzialità, e, visto che Caledonio le preferisce il suo amico poliziotto, timidamente propone: “Guarda… è davvero bello fare la regina della prua però…sputare abbiam sputato, ruttato alla festa abbiam ruttato…perché non vieni in cabina da me che visto che c’hai mano mi fai un ritratto nuda?” Giacomo inghiotte vistosamente un metro cubo di saliva: “Orcocan! Subito!”
Giunti in cabina lei si spoglia. Rosa è davvero di una bellezza luminosa e straordinaria.
“Cosa ne dici, amore, se mi metto addosso il regalo di fidanzamento di quel totale imbecille di Caledonio?” – “Ahahahahahah! Che stronza! Sì, sì, dai!”.
Giacomo ritrae così Rosa tutta ignuda in un trionfo d’amore e giovinezza con il gioiello al collo del suo fidanzato cornuto. I secoli passano ma le leggi universali tessono, incessanti, trame senza tempo.
Dopo un po’ l’amico poliziotto di Caledonio, sguinzagliato alle calcagna di Rosa perché Caledonio sarà anche un totale imbecille ma qualcosa aveva intuito e le corna non piacciono a nessuno, li becca insieme. Rosa e Giacomo scappano, prendono ascensori, attraversano ponti, rovesciano vassoi di camerieri chiedendo scusa, finché riescono a sfuggirgli nascondendosi nella stiva dove ci sono le auto dei ricchi.
Dentro a una di queste auto succede quello che era nell’aria già da tempo. Rosa e Giacomo si amano come si amano solo i grandi amori, quelli che si amano già al solo sentire la pelle dell’altro che razza di effetto fa alla propria, quelli che si amano già solo guardandosi negli occhi, ma già che son lì si amano proprio con tutto quello con cui si può amare, in una scena rimasta memorabile.
Lui suda come un egiziano che sta costruendo la piramide del faraone e lei, all’apice del piacere, piacevolmente constatando che le potenzialità di Giacomo ora sono certezze, dà una smanazzata assurda sul finestrino dell’auto lasciando una inequivocabile impronta. Giacomo la guarda colmo d’amore negli occhi, la sente fremere e con i suoi vent’anni si sente giustamente Dio.
Siccome questa scena ha segnato un’intera generazione di adolescenti, la mia, e siccome la smanazzata sul vetro voleva dire che Giacomo non aveva nulla da imparare da Rocco Siffredi, tutti i ragazzi in macchina hanno poi cercato di ricreare la scena. Ma quella condensa sembrava impossibile da ricreare: si respirava per sette ore chiusi in auto, si fumavano sette pacchetti di sigarette, si accendeva la ventola a caso. La perfetta condensina che permetteva la smanazzata di Rosa non è stata mai raggiunta da nessuno. E così la fidanzatina non lasciò mai inequivocabili impronte su vetro da far vedere agli amici.
Mentre Giacomo e Rosa si rivestono, dopo aver rimescolato entrambi le carte del loro destino, sfrontati e incoscienti come si è solo per un certo periodo della vita, la nave inaffondabile, inebriata da tutto quell’amore, si accoppia violentemente con un iceberg.
Tutti i membri dell’equipaggio rimangono interdetti:
“Scusa, Toni, ma tu non eri quello che fiutava gli iceberg?” –
“Sì, ma ho un po’ di allergia”.
Arriva il capitano con costruttori e parenti tutti:
“Scusa, Toni, ma tu non eri quello che fiutava gli iceberg?”-
“Sì, ma…l’allergia…”.
Silenzio.
E’ colpa mia, è colpa tua, è colpa di tua nonna, e tu volevi arrivare prima per fare lo splendido a New York, e sì va beh ma non vuol dire che per fare prima bisognava spalmarsi addosso a un iceberg, e allora non va mai bene niente, guidala tu la nave se sei tanto bravo, e chiudi un compartimento, aprine un altro, fai una giravolta, falla un’altra volta, guarda in su, guarda in giù, vira a tribordo, finiremo tutti surgelati, zitti tutti e sentiamo il costruttore che ha costruito la nave inaffondabile”.
Silenzio.
“Beh…tecnicamente…cioè…sarebbe…teoricamente…inaffondabile…ma…secondo…i miei calcoli…”
Silenzio.
“ecco…”
Silenzio.
“Affonda.”
Silenzio.
“Tra poco.”
Silenzio.
A quel punto la nave inaffondabile, anch’essa preoccupata della sua stessa fine “Io lo sapevo che portava sfiga chiamarmi così, l’uomo deve sempre fare il megalomane, potevo fare tante belle traversate dell’oceano con i delfini a fianco e giovani ragazzi facenti l’amore nelle mie stive e devo finire sotto al mare, arrugginita a far da sfondo scenografico ai paguri”, comincia a imbarcare acqua.
Quelli della terza classe, quando l’acqua arriva alle caviglie, cominciano ad intuire qualcosa, non può essere evidentemente un tubo rotto e seguono i topi che scappano perché i topi sì che sanno istintivamente dove andare. I topi si accorgono di essere seguiti e parlottano tra loro: “Dunque…gli umani debellano le malattie usandoci come come cavie e adesso dobbiamo anche indicargli la via della salvezza? Ma che si arrangino! Portiamoli dalla parte sbagliata!” – “Giusto!” – “Giusto!”.
Nel trambusto generale, perché ora anche ai piani alti si comincia a pensare che la nave inaffondabile stia avendo qualche problemino, insospettiti anche dal fatto che sul ponte ci sono pezzi di ghiaccio grandi quanto un divano e diventa sempre più difficile credere ai camerieri che, con la faccia atterrita, sostengono che è il blocco di ghiaccio per servire in serata le granite, menta o tamarindo, signore?, Giacomo e Rosa, belli beati e fumanti una sigaretta, vengono infine beccati dall’amico poliziotto di Caledonio e portati da lui in cabina.
Siccome Caledonio è un totale imbecille, invece di occuparsi della nave, anche perché tra poco non ci sarà più una nave, incastra Giacomo per furto e lo fa ammanettare a un tubo.
Si crea subito una situazione difficile.
Rosa, ora che sa farlo, sputa in faccia a Caledonio e scappa per andare a liberarlo.
Ormai l’avventura è agli sgoccioli. La nave inaffondabile sta per tirare le cuoia, non senza tentare eroicamente di resistere, con un boato dedicato al costruttore che risuona come un “vaffaaaancuuuuloooo”.
I musicisti suonano, il costruttore guarda il cielo, Caledonio si imbuca in una scialuppa e il capitano, scuotendo il capo, va incontro consapevolmente e con coraggio a fine certa.
Insomma la nave inaffondabile, dopo l’ultimo lamento, soccombe. Affonda. S’inabissa nel gelido mare d’aprile che là al Nord non perdona.
Chi era un eroe, eroe è stato, chi era un codardo, codardo è stato, chi ha rimpianto di essersi imbarcato, chi come e Giacomo e Rosa quel giorno l’ha comunque ringraziato.
Rosa rinuncia alla salvezza certa di una scialuppa per stare con l’altra metà del suo cielo.
Nuotano tutti e due in acque in cui anche gli orsi polari avrebbero qualche difficoltà, finché Giacomo scorge una testiera di legno che galleggia.
La testiera del letto non può sostenere il peso di tutti e due.
Rosa sale sulla testiera e si sente in colpa.
Giacomo rimane attaccato immerso nell’acqua e si sente un po’ in ipotermia.
Resisti, Giacomo, ti amo, Giacomo.
“Eh, amore mio, se fossi un elefante marino o un’orca ti direi anche che potrei resistere, ma mi sa che non ce la faccio mica”.
Giacomo muore e si surgela come un merluzzo Findus.
E’ morto da neanche trenta secondi, che Rosa lo caccia giù in mezzo alle tazzine da caffè della nave inaffondabile, con ciò che sembra eccessivo zelo nel dargli degna sepoltura.
Alla fine Rosa si salva fischiando con un fischietto e attirando l’attenzione di una buon’anima che con la scialuppa era tornata indietro a cercare eventuali sopravvissuti.
Rosa non tornerà mai più dal totale imbecille e pure infame di Caledonio, si farà chiamare col cognome di Giacomo e ci farà commuovere insegnandoci che conviene vivere l’amore senza paura, perché l’eternità è un’illusione, e anche se ci dicono che la nave è inaffondabile la verità è che una menzogna non costa niente, che per quel che ne sapevamo la Terra era piatta e che a volte un giorno così non ritorna mai più.

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Informazioni su cristinachinaglia

Recito a teatro, scrivo sul sofà.
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16 risposte a TITANIC

  1. Erika/Libby ha detto:

    Ho pianto…. dal ridere! brava!

  2. roberto pack ha detto:

    Grande

  3. Simona ha detto:

    “zio can, che sfiga. Mi no ‘ndarìa da nissuna parte. Fa’ ti”, ma che lui non aveva ascoltato perché: “ma va’ in mona, ‘desso me meto a credare a Paolo Fox…” No, cioè, è mezz’ora che rido come una deficiente… Sei troppo forte ma io avrei detto ” simpatico come un lampadario d’emorroidi”, che nel Titanic ci dice sempre.
    BRAVA!!!!!!!! 😀

  4. Rbordiz ha detto:

    Mi hai fatto tornare la voglia di rivedere sto casssso de film che ho odiato nei secoli….
    Sei una Donna Grandiosa !

  5. ilgiullaredicorte ha detto:

    mi sono fermato al primo tempo…del post titanic e sempre stato troppo lungo,ma almeno ora so di che parlava il film hahahaahahahahah troooooppo bravaaaaaaaa

  6. Kyriacos Ray ha detto:

    Non c’entra nulla con il contesto del post ma la procedura vuole appunto che si scriva un commento nel blog designato per così informare il blogger della “buona novella”.
    Cristina, sei stata nominata:
    http://ildiariodelpoeta.blogspot.it/2013/02/premio-liebster-award.html
    😀

  7. giacomo ha detto:

    Ho trovato il vostro blog su google e sto leggendo alcuni dei tuoi post iniziali. Il tuo blog semplicemente fantastico.

  8. andrea ha detto:

    Sono impressionato dalla qualit delle informazioni su questo sito. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Sono sicuro che visiter di nuovo il vostro blog molto presto.

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