L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL PREFETTO

Io non sono una di quelle donne che sta necessariamente dalla parte delle donne. Non provo preventivamente quella solidarietà filouterina che si vorrebbe unisse esemplari della razza umana in possesso dello stesso apparato riproduttore. Un po’ perché l’utero in comune con le varie metà della mela degli altri esemplari della razza umana aventi per contro un apparato riproduttore un po’ più ridondante, ingombrante ed evidente all’esterno, ovvero gli uomini, al massimo mi fa pensare a queste cose:
– noi donne proviamo l’orgasmo allo stesso modo. CERTO. E poi scopri che c’è la multiorgasmica, figura mitologica tra leggenda e realtà; la “maquandomai” orgasmica particolarmente adatta agli amanti delle sfide o agli amanti bravi; la “solo da sola” orgasmica perché a volte lui sta giocando a Ruzzle e lasciamogliela vincere ‘na partita, no?; la “clitorgasmica” perché sennò che ce lo attaccavano a fare quel pezzetto; la “vibrorgasmica” perché lui a volte è via per lavoro e tante altre sottocategorie;
– noi donne ospitiamo futuri abitanti del pianeta in un comodo loft addominale prima di darli alla luce. CERTO. Ma anche qui i discendenti della stirpe sono tutti diversi a seconda del possessore dell’altra metà del corredo genetico gentilmente donato dopo una notte d’amore a volte con la consapevolezza di star compiendo un eventuale atto di creazione, altre volte con il fallimento del celebre salto di un fagianide, la quaglia, messa in mezzo a cose scabrose di cui lei non voleva sapere, già preoccupata di non finire al forno con le patate magari per errore scambiata per pernice. “Ho già una vita difficile. Mi cacciate e io scappo. Essere pure coinvolta nelle vostre incontinenze francamente mi pare troppo”;
– noi donne quattro volte in un mese siamo inagibili; incazzate col partner per questioni ormonali o per un semplice senso di ingiustizia per cui io sanguino e tu no e hai anche il coraggio di non portare fuori l’umido; sull’orlo dell’anemia; con un grande fastidio per non poter indossare pantaloni bianchi; con l’imbarazzo della scelta tra tamponi con cordino, ali con apertura alare di un gabbiano di dimensioni reali, ali che non si vedono ma ci sono, ali mortacci tua che mi hai preso quelli sbagliati e sembrano canotti, ma io sono un uomo e che cazzo vuol dire perché io quando compro i preservativi siccome sono una donna torno a casa forse con una scatola di Iodosan? CERTO. Ma anche qui c’è quella che in quei giorni sta malissimo, con le ovaie che fanno la danza degli All Blacks e deve assumere derivati dalla cannabis; quella che “non so cosa sia la sindrome premestruale” e in quei giorni ne approfitto che lui non mi rompe i coglioni per andare al cinema con le amiche, fare rafting con i colleghi, toelettare il cane e farmi studiare da un gruppo di ricercatori perché non è possibile; quella che a me durano sei minuti; quella che a me durano dieci giorni, come un viaggio alle Maldive e infatti proprio durante il viaggio alle Maldive prenotato un anno fa e che palle io vado in acqua lo stesso farà l’effetto visivo di una scena de Lo Squalo di Steven Spielberg amore che ti piaceva tanto.
Insomma ci sono affinità biologiche, ma non sufficienti da farmi prendere spontaneamente posizioni di simpatia preventiva per “comunione di mestruazione”. Diciamo che valuto caso per caso. Come per gli uomini. La solidarietà, che a volte sconfina nell’affinità, la provo in egual misura e ben ripartita sia per la procreatrice coraggiosa, sopportatrice di ingiuste contrazioni, che per il provvidenziale spargitore di seme, a volte elargito in provetta con l’ausilio di letteratura porno, sopportatore di tante cose comunque tutte inferiori alle ingiuste contrazioni siamo onesti.
Ed è per tal ragione che quando vengo a sapere che l’ex-prefetto dell’Aquila, Giovanna Iurato, a occhio e croce donna, ride sulle sue finte lacrime versate sui luoghi del terribile terremoto, non solo non mi passa neanche per l’anticamera dell’anima la benché minima solidarietà di genere, ma non riesco nemmeno a comprendere certa stampa che considera un’aggravante il fatto che lei fosse donna. O che semplicemente lo sottolinea. Come se le donne, noi donne, fossimo geneticamente dotate di una sensibilità superiore. La miseria umana non ha nulla a che vedere col sesso. La sensibilità o la capacità di amore e compassione sono facoltà superiori che attraversano l’umanità intera, salvo aberrazioni. Come lei.
Come sia possibile recitare consapevolmente una pietosa sceneggiata di fronte alla morte di tante persone, di fronte alla distruzione di ciò che intere famiglie avevano costruito, di fronte alla profonda disperazione di chi rimane in vita avendo perso persone amate, ecco non lo so.
Se quello è un prefetto, allora forse il potere logora chi ce l’ha.
Perché quelli che il potere non ce l’avevano non depositavano simboliche corone di fiori davanti alla Casa dello Studente in favore di fotografo, con una calcolata messa in piega, compiacendosi poi con beffardo sorriso di lacrime amare al bisogno che neanche Meryl Streep; essi scavavano con la morte nel cuore in cerca di vita, sperando che quelli che il potere ce l’avevano li avrebbero, ognuno grazie al proprio ruolo, aiutati.
E invece lei, Giovanna, rideva. Pensava a come era venuta bene in tv. Credendo forse che la sua disumanità rimanesse impunita.
Ma le trame di un destino beffardo cui stringo idealmente la mano l’hanno sbugiardata per quello che è.
Il riso non abbonda solo sulla bocca degli stolti, spesso si sofferma anche su quella degli stronzi.

Annunci

Informazioni su cristinachinaglia

Recito a teatro, scrivo sul sofà.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

2 risposte a L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DEL PREFETTO

  1. Maria Giovanna Orioli ha detto:

    supremamente brava ( ora però aspettiamo fidenti quei commenti tipo : ehhhh ma a me durano tre giorni e un quarto !!! io ci faccio simpatiche scommesse con me stessa, perciò non deludetemi !!! ) Bravissima Cristina, funambolica musa della parola , scivolare è un attimo, per fortuna nostra e tua, la tua rete è intessuta di intelligenza pura !

    • cristinachinaglia ha detto:

      Grazie mille Maria Giovanna!!! ahahahahaha, sì, ero terrorizzata all’idea che giungesse
      quel genere di commenti. Speravo di no. 🙂 Stavolta forse l’ho scampata. L'”ode al gatto attaccato ai maroni” ha sortito dunque un qualche effetto”. Spero non avessi scommesso tanto con te stessa 😀
      Grazie di nuovo e di tutto cuore…
      Un abbraccio, Cri

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...